Omissione contributiva: dimissioni per giusta causa e diritto alla NASpI

Cassazione civile, Sez. Lavoro, Ord. 11.03.2026, n. 5445 ha stabilito che il reiterato mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro costituisce un inadempimento serio da rendere intollerabile la prosecuzione del rapporto, giustificando così le dimissioni per giusta causa e il conseguente diritto alla NASpI.

La vicenda: il lavoratore rassegna le dimissioni per giusta causa per aver scoperto che per 16 mesi, su 28 di rapporto di lavoro, il datore di lavoro ha omesso il versamento contributivo. La Corte d’Appello di Napoli riconosce il suo diritto alla percezione della NASpI condannando l’INPS al pagamento dell’indennità.

Nel ricorso per cassazione, l’INPS sostiene che l’omissione contributiva non integra automaticamente una giusta causa, poiché mancherebbe la “immediatezza” delle dimissioni e l’automatismo di altre tutele previdenziali (art. 2116 c.c. e rendita vitalizia) eviterebbero al lavoratore un pregiudizio effettivo.

La decisione della Cassazione: la Suprema Corte, affermando che il mancato versamento dei contributi per un periodo così lungo costituisce un inadempimento grave sufficiente a recidere il vincolo fiduciario, stabilisce che sussiste la giusta causa delle dimissioni anche se non rese immediatamente a patto che vi sia un nesso logico e il comportamento datoriale sia ancora in corso (come nel caso di omissione contributiva continuativa).

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